Da mamma a mamma – rivivere quelle notti dopo 30 anni 1


E così è arrivata anche la prima febbre, nei suoi 6 mesi di vita Alessandro non l’aveva mai avuta, solo qualche linea la sera del primo vaccino. Da un minuto all’altro mi sono trovata catapultata nel magico mondo di termometro, tachipirina, coccole a profusione.

Io sono una persona dalle mille paranoie e spesso anche molto ansiosa, per quel che mi riguarda, ma con Ale sto cercando, e magicamente per il momento mi sta riuscendo bene, di non essere troppo agitata per ogni battito di ciglia o farmi mille paranoie sul perché o per come sia successa quella tal cosa. Ed anche con la prima febbre ho cercato di adottare questo l’approccio.

A noi non piacciono mai le cose semplici e chi ci segue su Snapchat sa che tutto è successo nel nostro ultimo giorno di vacanza a S.Benedetto del Tronto (ancora non mi avete aggiunto su Snapchat?! Mi trovate come stefistro): dopo una passeggiata mattutina con la nonna, eravamo al mare con i genitori di Luca, andiamo come al solito verso la spiaggia è mentre sono con Ale sul lettino per addormentarlo lo sento letteralmente bruciare, penso che sia colpa del troppo caldo della giornata e lo portiamo subito in stanza, li sfodero il termometro (che ho portato per scaramanzia ma purtroppo è servito) e la febbre è a 38.6°, niente paura con tutta la calma possibile gli do le sue 36 gocce di tachipirina (9 kg a 6 mesi il piccolo Mike Tyson) e ci accoccoliamo sul letto aspettando che faccia effetto, Ale è un coccolone come non mai ora che non sta bene e pian piano inizia a scendere. 

Ora nervi saldi, che si fa?! Prima cosa io chiamo la mamma, oltre ad essere incredibilmente legate e consultarla per ogni cosa dalla più frivola alla più seria, mia mamma è infermiera (non più in corsia da anni , ma quel che si fa così bene e con dedizione non si scorda mai) quindi su tutte le tematiche di salute è la mia certezza e devo dire anche la mia tranquillità, l’operazione “mamma serenità” mi sta riuscendo anche perché al mio fianco c’è sempre lei. Dopo aver chiamato la pediatra, che mi ha consigliato di far visitare il bimbo da un pediatra in zona, ne contatto una tramite l’Hotel che arriva in stanza a visitare Ale dopo non più di un ora e mezza, diagnosi una gastroenterite nemmeno troppo pesante che con sali minerali, fermenti lattici e dieta a riso e yogurt dovrebbe passare in qualche giorno.

Ma tutto questo non per farvi un bollettino medico del piccolo ma perché in questo momento sono le 2:30 di notte ed io sono qui seduta sul letto che lo guardo dormire, quello sguardo che dalle mamme più tranquille a quelle più ansiose è inevitabile: lo sguardo che vorremmo li guarisse, quello che in un attimo mi ha catapultata indietro 30 anni, quando quella nel lettone con la febbre ero io e mi sembra finalmente di capire mia mamma, di essere entrate ancora più in sintonia, ricordando tutte quelle notti di carezze sulla testa per sentire se ero calda, quelle notti in cui mi addormentavo tenendole la mano ed appena aprivo gli occhi un attimo lei era lì ed io sapevo che tutto si sarebbe messo a posto.

È una sensazione diversa dalle prime notti insonni di pianti e pannolini, in cui spesso ti senti inadeguata, non sai perché sta piangendo e come comportarti, ora sai bene cosa ha ed anche se magari lui dorme e potresti farlo anche tu, sei sveglia che ascolti il suo respiro, controlli la temperatura della fronte e speri solo di vederlo stare meglio. 

Ogni giorno, in ogni nuova situazione, capisco di più comportamenti, sguardi e gesti della mia mamma in questi 30 anni e credo proprio che sarà così per tanto tantissimo tempo. 

Ora è qui che dorme beato con le sue gambette abbronzate e le braccia cicciotte che sarebbero da mangiare, provo a dormire anche io un po’, se si sveglierá sarò qui, per fargli capire che quando vicino c’è la mamma tutto torna al suo posto.
Ne oubliez pas de sourir et aimer.

Buona notte, Stefi


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Da mamma a mamma – rivivere quelle notti dopo 30 anni

  • Sonia

    Era inevitabile che succedesse dolcissima mammaStefy
    Sono cresciuta con te, per molti 19 anni sono pochi per diventare mamma, forse è vero, ma tutto queste crea un legame “speciale” che attraversa anni di abiti neri, lunghi e larghi, sorrisi rubati nei momenti in cui non ti senti osservata, bigliettini trovati per caso, capelli tagliati in classe e maestre che mi chiamano sulla scala della scuola….. poi si diventa grandi: mamma, nonna e capisce perché tutto è successo….
    Ti amo Stefistro….