La natura decide inesorabile e fa tanta paura


Non fatevi ingannare dall’immagine, non è un post sulla vacanza in un mare cristallino, questa foto è stata scattata nel 2014 a Capo Sperone, in Sardegna, a sud di S.Antioco ed è la rappresentazione di quanto la natura può regalarci di spettacolare, di unico, che ci lascia a bocca aperta e potremmo stare ad osservarla per ore… ma è la stessa natura che stanotte ha inghiottito due cittadine, le foto che mi scorrono davanti agli occhi sono cumuli indistinti di macerie e non ci sono parole, solo la consapevolezza che ci è andata bene ancora una volta, che il destino non ha voluto fosse la nostra casa quella nelle immagini.

Io resto sempre sbigottita in queste occasioni, ho saputo del sisma stamattina verso le 5:30, ero sveglia per dare il latte ad Ale e tramite alcune ragazze della zona che seguo su Snapchat, sono venuta a sapere dell’accaduto e da li non sono più riuscita a dormire, troppi pensieri, troppe paure e troppi ricordi.

Per noi emiliani il “rumore” del terremoto è purtroppo familiare, una sensazione indescrivibile, che abbiamo sentito spesso, che ti fa sentire vuoto, che ti spegne il cervello e muove le gambe. Nella mia vita ho il ricordo di diversi sismi, quello di maggior entità sicuramente nel 2012, che anche qui in provincia di Reggio Emilia ha fatto molti danni, era notte, abitavamo nella vecchia casa, ricordo ancora che dopo la scossa Luca si è rimesso a dormire, io sono rimasta incollata alla TV a vedere le prime immagini, in quel caso mi sono inevitabilmente entrate ancora più nel cuore, i nostri paesi, le nostre campagne, le nostre persone, i nostro dialetto. In queste occasioni il mio istinto è sempre quello di andare in strada, figlio forse delle tantissime esercitazioni di evaquazione fatte sia ai tempi di scuola che ora al lavoro o forse solamente bisogno di uscire, di vedere cosa c’è fuori, cosa ti sta intorno e di fare unione, di parlare con chi ha appena vissuto il tuo stesso terrore. Nel 2012 non siamo usciti, ricordo che Luca appunto ha ripreso sonno dopo poco, così ho cercato dalla TV le notizie di cosa mi accadeva intorno ed era vicino, davvero molto vicino.

I ricordi delle scosse nella mia vita si susseguono, dalla prima in cui ero alle elementari, mi ha colpito così tanto quell’esperienza con la forza e la prepotenza del nostro pianeta che ricordo ancora cosa stava spiegando la maestra, con che compagna sono scappata per mano, come ero vestita e che dalla paura sono scappata fuori con ancora la biro in mano e ricordo esattamente che biro fosse. Fino alle ultime scosse avvertite in ufficio, gli sguardi delle mie colleghe, alcune come me sotto la scrivania come imparato a scuola, altre prese dal panico subito giù per le scale, la cosa più sbagliata da fare, ma il cervello non lo comandi, non lo comandi mai in queste occasioni.

Ricordo bene che, dal 2001 in poi, in queste occasioni il mio primo pensiero andava a mio fratello, così piccolo di fronte ad una cosa così incredibilmente grande. E così la preoccupazione già vola a quando sarà la prossima scossa ed io sarò nuovamente impotente di fronte a questa forza e cattiveria della natura e non potrò accertarmi di come sta il mio Ale, intaserò le linee dell’asilo o della scuola finchè non riusciò a parlare con qualcuno che mi assicurerà che sta bene e mi si fermerà il respiro pensando alla paura che ha avuto, quella paura che conosco così bene.

Ogni volta che succedono queste catastrofi, terremoti, alluvioni, trombe d’aria, io resto immobile, a bocca aperta come un bambino che ascolta una favola e spera che arrivi presto il lieto fine.. ora sono sintonizzata su Rai1 ma il lieto fine non c’è, ad ogni collegamento il numero dei morti aumenta, è terribile, è disarmante.

Stefi

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