Latte di mamma – la nostra esperienza con l’allattamento materno 2


​Dopo aver letto il post di mammamatta e commentato con un papiro indescrivibile, voglio condividere anche qui quel fiume incontrollabile di parole che è uscito dal mio cuore più che dal mio cervello.

Questo blog nasce come un diario, uno spazio in cui raccontare ed appuntare momenti di vita da ricordare e questo è uno di quelli, con i suoi alti ed i suoi bassi, i suoi momenti di felicità estrema e le sue sfumature più nere.

Nell’ambito della settimana mondiale per l’allattamento materno, un po’ in extremis a dire il vero, raccolgo anche io la sfida di PhilipsAvent e seguendo l’hastag #feedingourfuture vi racconto della nostra esperienza con l’allattamento al seno.

Come sapete ho allattato Ale solo 3 mesi, ma ho avuto un esperienza meravigliosa con tutte le ostetriche che ho incontrato, prima in ospedale il dolce aiuto delle prime volte, gli sguardi e le carezze di intesa e approvazione. Poi, divisi troppo presto per uno scricciolo così piccolo: la terza e quarta notte dal parto nessuno ha preso il latte dal mio seno, che non ha mai iniziato a produrre la giusta quantità di latte.. ma io dovevo essere il nutrimento per mio figlio, quindi durante settimane di doppie pesate, scalda biberon e latte artificiale sono stata seguita da quegli angeli dell’ambulatorio “Latte e Coccole, che con il loro aiuto mi hanno fatto superare due ingorghi e diversi principi di ragadi, ma soprattutto mi hanno permesso di ridurre sempre di più la quantità di latte artificiale ed arrivare al terzo mese di Ale con un allattamento esclusivo al seno. Una soddisfazione, una conquista dopo mesi di inadeguatezza, insicurezza ma sempre speranza e positività.

Poi dopo pochi giorni un dolore forse più forte di quello del parto, un ricovero di urgenza ed una diagnosi di colica biliare in corso, con un quadro di pancreatite da non sottovalutare.

signorina dobbiamo ricoverarla immediatamente, e far passare l’infezione per poi operarla. La strada che le consiglio è partire subito con una terapia antibiotica per poi procedere all’intervento, in questo modo sarà necessario sospendere per sempre l’allattamento al seno, così facendo in una settimana sarà di nuovo a casa da suo figlio, altrimenti possiamo provare una terapia meno invasiva, ma i tempi di recupero e disponibilità per l’intervento sono molto più lunghi

Non avevo tempo per scegliere, un quadro clinico non bello, un cuore spezzato dopo quel saluto veloce in macchina, nel parcheggio dell’ospedale, lui che dormiva nell’ovetto ed io che credevo lo avrei rivisto dopo poche ore.

Decido che Alessandro ha bisogno della sua mamma ed il prima possibile, quindi scelgo di abbattere l’infezione con gli antibiotici e tornare da lui velocemente e più forte di prima.

Contatto l’ostetrica che ha accolto Alessandro nel mondo, siamo rimaste in contatto, è nata durante quelle ore intense una affinità incredibile, lei mi dice che nulla è perduto, di continuare a tirare il latte, farmi dare l’elenco completo dei farmaci somministrati e che al rientro avrei chiamato il Mario Negri per verificare dopo quanti giorni Ale si sarebbe potuto nutrire nuovamente al mio seno. In ospedale ho trovato massima collaborazione anche in reparti in cui forse non vedono spesso neomamme, così in Medicina mi procurano subito un tiralatte e successivamente in Chirurgia mi preparano accuratamente l’elenco di tutta la terapia somministrata, così da poterne verificare la compatibilità con l’allattamento.

Dopo 7 giorni di vuoto, incontri di un ora la sera nell’atrio dell’ospedale, sguardi fugaci di un piccolo uomo di appena 3 mesi che mi dimostrava di sentirsi abbandonato, che non mi guardava in faccia e rispondeva ai miei sorrisi ed i miei sguardi puntando gli occhioni neri su tutto quello che non era la sua mamma, “è normale“, mi dicevano. “lui pensa che lo hai abbandonato ed è offeso“.. non ti ho abbandonato amore mio, torno da te più forte di prima e non mi allontano più.

7 lunghi lunghissimi giorni, superati con la vicinanza di una mamma che non ha fatto in tempo a rendersi conto di essere diventata nonna, che la maternità l’ha riportata in un balzo indietro 30 anni, il mio bisogno di lei, il consolare le mie lacrime mentre scendevano incontrollabili anche dai suoi occhi.

Rientrata a casa chiamo il numero verde del Mario Negri e mi comunicano che dopo 3 giorni posso riprendere l’allattamento.

Ci mettiamo sul divano, un grande cuscino sulla mia pancia che porta ancora ferite fresche di intervento chirurgico, quella bocchina perfetta verso il mio seno, lui che riprende la suzione come se fossero passate poche ore dalla poppata precedente.

Per qualche giorno ci proviamo, insisto nell’attaccarlo ad ogni ora, il latte tornerà mi dico, ma sono passati troppi giorni, troppi farmaci e forse troppa paura e pian piano sento i seni che non si riempiono più come una volta, vedo Alessandro dimenarsi dopo pochi minuti attaccato a me, alla ricerca di quel biberon che per un intera settimana è stato la sua unica fonte di nutrimento e così abbandono l’allattamento, con la consapevolezza di averlo amato, coltivato e voluto intensamente fino all’ultima goccia.

Non mi sono mai sentita meno mamma, credo, come ho detto in un mio recente post, che sia possibile avere momenti di immensa intimità e attaccamento fisico anche senza la suzione al seno, ma resta una delle esperienze più belle della mia vita, che spero di poter ripetere, mai dire mai.

Grazie a questa iniziativa ed al post di Mammamatta, per avermi ricatapultato in quella notte, in quelle settimane, in quei momenti.

Ne oubliez pas de sourir et aimer.
Stefi


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2 commenti su “Latte di mamma – la nostra esperienza con l’allattamento materno

  • Silvia

    Ste, avevo saputo della tua colica, ma come spesso accade non avrei mai immaginato tutto ciò che hai scritto in questo post. Non oso pensare alla sofferenza che hai provato 🙁 Posso dirti però che per me è stato in un certo senso “rassicurante” leggere le tue parole. Purtroppo troppo spesso si crede che chi non allatta ha scelto questa strada perché non si ritrova nell’allattamento al seno e quindi viene giudicata male. Di fatto sono le esperienze come la tua (e la mia ahimè) a dover far riflettere le persone e a placare tutte le chiacchiere e i giudizi altrui. Io credo proprio che i nostri piccoli sappiano quanto abbiamo lottato per cercare in tutti i modi di portare avanti l’allattamento. Di certo non si sentiranno meno amati o meno coccolati di prima!
    Siamo mamme a tutti gli effetti anche noi e Ale ha avuto una mamma incredibilmente forte che ha pensato sempre e solo a lui, a costo di mettere a repentaglio la propria salute!
    Un abbraccio a voi e a presto!
    Silvia

    • chiacchieredicasa L'autore dell'articolo

      Ciao Silvia, grazie grazie mille per il tuo commento. Ho voluto raccontare mia storia perché spero che possa servire anche a combattere l’ignoranza che spesso lega l’allattamento artificiale ad un vezzo o una voglia di indipendenza della madre, molte, moltissime volte ci sono invece dietro storie come le nostre, di amore incondizionato e circostanze di forza maggiore.
      I nostri principi continueranno a sentirsi amati, desiderati e cioccolati dalle loro mamme.
      Un abbraccio grande a voi.
      Stefi